Anche io mi sono dato al BIAP

A fine settembre mi sono ritrovato ad acquistare una pentola Buffalo da quaranta litri, opportunamente convertita e modificata per funzionare da clone del sistema Grainfather. L’acquisto, di seconda mano, è stato dettato dal prezzo… o almeno, così all’inizio credevo. Scavando un po’ più a fondo, dopo qualche utilizzo, ho scoperto di aver fatto un affare sensato e che, in verità, fin da quando ho iniziato a valutare l’acquisto avevo già in mente cosa avrei fatto e perché. Ma andiamo con ordine.

 

Molto tempo speso per la cotta, poco nella programmazione

A fine della stagione brassicola passata mi sono ritrovato poco soddisfatto, non è un mistero. Ciò che mi aveva fatto scivolare verso la mediocrità era stata la mia smania di cuocere, accumulare produzioni su produzioni, senza mai fermarmi. Il tempo da dedicare alla birra è (in quanto hobby) ovviamente limitato e se mi concentro su qualcosa devo necessariamente tralasciare qualcos’altro. Se spendevo sei ore minimo (sette ore e mezza massimo) a birrificare, più altrettanto tempo tra pulire, imbottigliare e riordinare non potevo concentrarmi su altro: il lavoro troppo spesso chiamava, sempre più giorni e con maggiore frequenza. Essendo questo interamente manuale, non mi rimaneva nemmeno qualche ritaglio di tempo per concentrarmi sullo studio, sulla stesura di una ricetta e non riuscivo nemmeno ad informarmi durante gli orari di lavoro (come so che in molti fanno). La cantina era uno schifo, sempre in disordine; l’inventario inesistente… cose alle quali non sono abituato (almeno in relazione alla birra, altrove sono pietoso). Spesso tornavo a casa e avevo a malapena il tempo per fare una cotta o imbottigliare prima di dover tornare al lavoro, andare a dormire oppure uscire per reclamare la mia vita sociale.

Se mi risparmio qualche oretta per la parte manuale posso dedicare più tempo a quella teorica. Il giorno della cotta salvare un paio d’ore vorrebbe dire un centinaio di pagine di un libro lette, vantaggio non indifferente se si parla di birra. Concentrarsi sulla ricetta ha tutti i vantaggi del mondo in un’ottica di ripetibilità e costanza. Capita a tutti la birra buonissima, fotonica, il vero problema sta nel replicarla e in tutte le altre birre, che troppo spesso vengono delle ciofeche. Lavorare sulla delicata interazione tra ingredienti e procedimenti è la vera chiave di volta per stendere una ricetta di successo che produrrà una birra valida. Per riuscire in tutto ciò bisogna essere bravi con la teoria, prima che con le braccia. E per essere bravi nella parte teorica si deve studiare, essere curiosi e costantemente informati. Il nostro in fondo è un hobby e partiamo molto svantaggiati rispetto a chi ci lavora tutti i giorni con la birra. Le informazioni, insomma, non ci piovono addosso.

Perciò quella che in origine aveva tutta l’aria di una scelta buttata lì, per caso, unicamente giustificata dal prezzo si è rivelata molto di più: una necessità. Una necessità di accorciare i tempi, ottimizzare la produzione e ricavare un po’ di tempo per la parte teorica che, finché studiavo all’università, avevo più tempo per seguire rispetto ad ora che svolgo un lavoro manuale.

La curiosità è homebrewer

Il BIAP negli ultimi anni è letteralmente esploso. Se tante persone abbandonano le loro tre pentole un motivo ci sarà. Non stiamo qui a parlare degli innumerevoli vantaggi, non serve. Diciamo solamente che ero curioso di provare, sperimentare e poi poter giudicare un po’ più seriamente. Non bastava più deridere goliardicamente chi birrificava con la sacca o col tubo di ferro, era ora di provare. Posto nella mia struttura ce n’era, una pentola in più avrei potuto anche tenerla e, mal che fosse andata, avrei avuto una pentola elettrica coibentata ben funzionante e capiente, completa di rubinetto con portagomma di tutto rispetto, pozzetto portasonda e filtro. Avrei potuto benissimo rivendere il tutto.

Ciò che un homebrewer cronico non può smettere di fare è acquistare gingilli per produrre. È più forte di noi, non ce la possiamo fare, mettiamoci il cuore in pace. Vediamo quell’aggeggio magico che avremmo sempre desiderato (anche se non l’abbiamo mai saputo), che ci semplificherebbe la vita e lo compriamo perché non possiamo fare altrimenti. Non importa se dovremo dire di no ad un nuovo vestito o alla pentola da cucina che tanto ci servirebbe perché la nostra, ormai, di antiaderente ha solo il nome e trasuda cancro e morte ad ogni utilizzo: noi quel giocattolino per far birra lo dobbiamo assolutamente avere. Conosco persone che hanno invaso la propria casa di stronzate simili in maniera talmente atroce che ogni qualvolta sentono il bisogno di acquistare qualcosa ne devono necessariamente vendere un’altra, per non essere sfrattati di casa (giustamente, aggiungerei). Perciò non venitemi a dire che avrei potuto evitare: siete anche voi come me.

Come mi sto trovando?

Direi bene. Ho fatto una prima cotta (a inizio stagione) di cui vi ho già parlato. Se all’inizio ero stupito del poco tempo impiegato, ormai ci ho fatto il callo. Preparando come al solito tutto la sera prima, quando torno da lavoro trovo già tutto bell’e pronto per il mash in. Non devo nemmeno più preoccuparmi di portare a temperatura l’acqua perché ora ci pensa il PID, o meglio mia madre che torna a casa prima di me e accende il quadro elettrico già impostato. Prima, riscaldando a gas, quella mezz’oretta se ne andava per arrivare intorno ai settanta gradi. Adesso in quattro ore e mezza ho finito tutto, pulizie comprese, il che significa essere sotto la doccia alle sei e mezza. Rimane il tempo per cucinare, leggere ed eventualmente uscire, con tutta calma per giunta.

Al momento sto utilizzando questo tempo risparmiato per studiare e preoccuparmi delle faccende più teoriche riguardanti la birra. Se poi ci aggiungiamo quelle due orette sottratte alla pulizia e al sistemare durante la cotta (visto che non c’è bisogno di preparare l’acqua di sparge né pulire tanta attrezzatura) siamo a cavallo.

E la birra? Come viene?

Bevibile. Forse azzarderei un po’ troppo dicendo che è come prima? A voler trovare il pelo nell’uovo rimane leggermente più svuotata di corpo e di robustezza, il che non è necessariamente un male. Più nello specifico non saprei andare, né tantomeno dire se è solamente una mia impressione o c’è un fondo di oggettività in tutto ciò.

limpida è limpida…

La limitazione più grossa è dovuta ai volumi che riesco a produrre. Se rimaniamo intorno al range 1050-1055 con un’efficienza del 61% (quella della pentola) si riescono a produrre 22 litri di birra in fermentatore considerando tre litri di trub senza riempire al colmo il tino, della capienza di 40 litri. Se dovessi avere unicamente quella pentola per produrre birra mi sentirei in gabbia, lo riconosco. Come farei qualora dovessi produrre più birra o alzare la OG? Per mia fortuna non ho solo quella configurazione di produzione, ma ben tre.

Ad onor del vero devo riconoscere che quest’anno ho prodotto esclusivamente o in BIAB o con la pentola da cinquanta litri. Una sola volta mi è capitato di utilizzare il sistema a tre tini con quello di mash da trenta. La ragione è stata dettata da necessità di tempo ma soprattutto dal dover aggiustare molte mie ricette e persino sperimentare una birra senza troppe pretese, un paio di volte. Riducendo la fatica e il tempo necessario alla produzione si riesce a produrre più spesso e, con la giusta organizzazione, valutare con occhio critico i risultati per capire cosa modificare.

Qualche consiglio

Alla luce della mia esperienza mi sento di consigliare chiunque a produrre birra con cestello e pentola elettrica. Si può prevedere un piccolo sparge o si potrebbe pensare di birrificare direttamente in BIAB (come mi ritrovo a fare molte volte), poco importa: il risparmio di tempo è comunque sensibile, in entrambi i casi.

A mio modo di vedere un sistema simil-grainfather rimane un’alternativa valida per tutti, esperti o meno. Acquistare una macchina già pronta all’uso potrebbe essere una mossa sensata soprattutto in caso non aveste ancora la strumentazione adatta allo scopo. Tanto per essere totalmente chiari e trasparenti, nessuno mi sta pagando per fare pubblicità di sorta; parlo unicamente per esperienza diretta, consigliandovi ciò che reputo la soluzione migliore.

A tal scopo, sotto-sotto rimpiango la mancanza di esperienze nell’utilizzo in prima persona di prodotti del tipo grainfather o sistemi alternativi più economici come Brewmonster/Easygrain/Brewmonk/via discorrendo o, perché no, Braumaister. Secondo l’idea che mi sono tuttavia fatto, i sistemi cinesi di fascia bassa rimangono comunque una soluzione poco lungimirante nell’ottica di un utilizzo sereno e prolungato. Questo per i tanti piccoli dettagli che, come ho avuto modo di verificare da amici, rimangono scomodi e imprecisi per la realizzazione low-cost della macchina. In ogni caso sarei felicissimo di sbagliarmi.

Ciò detto credo che, per come sono fatto, un sistema all in one come unico modo per birrificare mi starebbe stretto: non si riesce a fare tutto, anche se per il 99% delle cotte può andare più che bene. La vera limitazione sta a mio modo di vedere nei numeri perché inevitabilmente ci si scontrerà con l’OG e i litraggi massimi. Con un sistema a tre tini ciò rimane in secondo piano sia poiché si può utilizzare maggiormente il vantaggio offerto dalla combinazione di tre pentole e fare una doppia cotta senza sprechi sensibili di tempo, sia dato che in caso dovessimo fare decozione, turbid mash, infusione inglese o cotte prova con volumi miseri saremmo più agevolati.

Per il momento è tutto, mi riserverò di parlarvi delle modifiche apportate al quadro elettrico in futuro.

Iacopo Zannoni

Da sempre bevitore di birra, scopre quasi per gioco il mondo dell'homebrewing e ne rimane incantato. Paranoico, attivo e molto noioso, nella vita è attualmente un laureato in lettere con velleità editoriali. Nel tempo libero cerca di spacciarsi come macellaio.

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