Il blog di Hyperborea Brewing

Mi chiamo Iacopo Zannoni, classe 1995, e sono un homebrewer. Penso di essere stato sempre affascinato dalla birra: dal suo sapore, dalle chiacchiere e dai momenti indimenticabili che accompagna e, in ultimo, dalla sua produzione. Quando si parla di birra si chiama in causa l’uomo nel suo lato più profondo ed intrinseco, nel suo essere coltivatore, produttore, essere sedentario capace di mettere radici, nel suo essere animale pensante e sociale in grado di trasmettere al prossimo pensieri ed emozioni. Da questo punto di vista, ciò che più si avvicina alla birra è il linguaggio umano, quella innata facoltà che ci ha distinto da tutto ciò che ci circonda.

Ecco perché un blog sulla mia passione per la birra, la sua produzione e ciò che le ruota attorno: per condividere, per essere “l’animale sociale” che vuole trasmettere qualcosa al prossimo, cercando di vincere i vincoli del tempo ma soprattutto dello spazio. Internet è una grande opportunità che noi homebrewers abbiamo saputo cogliere: siamo pochi e sparsi per tutta la penisola, ma ci sappiamo tenere costantemente in contatto.

Nel 2014 iniziai a produrre birra seriamente, ad informarmi su libri, internet, ad eventi e con altre persone ma soprattutto a fare esperienza. Vuoi per la giovane età, vuoi per la mancanza di prole, sono uno di quegli homebrewers che producono a ritmi folli e mai si fermano, con quella luce spiritata negli occhi e quella fermezza nel produrre che può anche essere testardaggine. Sono l’incubo di birrai, gestori di locali e chi più ne ha più ne metta, il classico rompiballe che ha immolato la propria simpatia sull’altare della conoscenza casalingo-brassicola. Una conoscenza che deriva in primo luogo dall’esperienza, da una costante ricerca di sempre più conoscenza, dal cercare di non mettere le proprie certezze sull’altare ma di passarle continuamente al vaglio della pratica.

Con questo spirito ho iniziato a produrre sui fornelli della mia rosticceria (quando inutilizzati), mi sono autocostruito un sistema a tre tini che sfrutta la tecnologia RIMS tube e che può produrre, a seconda del setup, dai venti ai cinquanta litri di mosto e continuo a fare birra circa a una cadenza bisettimanale. Ciò che mi permette di andare avanti con passione e divertimento è l’aiuto delle mie due donne, Monica ed Elisa, che mi danno una mano quando glielo chiedo e mi affiancano quando potrei essere oberato dal lavoro, semplicemente perché mi vogliono bene.

Il mio marchio, Hyperborea Brewing, nasce dalla mia formazione classica, da ciò che, al di fuori di questo bellissimo hobby, è parte di me. Iperborea, o Hyperborea seguendo una grafia più grecizzante, è una terra mitologica situata in un non meglio identificato “nord della Grecia”, su un continente perduto, probabilmente al circolo polare artico. Essa è una terra splendente, dove i ricchi campi di cereali vengono baciati dal sole più benefico per buona parte dell’anno. Le condizioni climatiche favorevoli e l’abbondanza dei frutti rendono gli Iperborei, abitanti di questa regione persa nello spazio e nel tempo (una sorta di età dell’oro), dei buoni produttori di birra di ottima qualità, la quale viene usata come fonte di sostentamento. I romani e i Greci bevevano vino, i Vichinghi idromele e gli Iperborei birra, di qualità eccelsa per giunta. Sulla qualità delle mie di produzioni tanta strada deve essere ancora fatta, ma l’intento c’è.

mappa antica

 

Il marchio, così come il sito, ha due loghi, il primo vorrebbe rappresentare le due lettere H e B stilizzate in modo da richiamare una clessidra, simbolo di tempo e tradizione, in questo caso birraria, alla quale mi rifaccio ogni qualvolta mi approccio ad una birra. Esse sono inscritte in due ellissi che si sovrappongono (simbolo di scienza, approccio empirico e moderno, nonché di microbiologia e dunque lievito) contenenti anche due spighe di orzo distico e due coni di luppolo, ingredienti fondamentali nella produzione.

 

Logo birra artigianale Hyperborea Brewing

 

Se tutto ciò vi sembra troppo cerebrale vi consolerete col secondo logo, più sobrio, che ricalca un’urna funeraria italica dove due coniugi, reclinati su un piano recante l’occhio della trireme e circondati da due fiori di luppolo, oziano. Lei dolcemente porge al coniuge una spiga d’orzo mentre questi, grato, le appoggia una mano sulla spalla mentre l’altra regge la targhetta Hyperborea.

Troverete il blog diviso in quattro misere sezioni, a fin di chiarezza. La prima, più autocelebrativa, parla delle mie birre perché attraverso quelle mi approccio all’hobby ed è divisa in produzioni che sono nella linea stabile (amo molto ripetere ricette che funzionano), in quelle che non lo sono e in collaborazioni che, di tanto in tanto, mi capita di fare con amici homebrewers e non solo. La seconda parla del lato teorico dell’hobby con ciò che mi sento di poter insegnare (guide) e aspetti più legati all’approccio e alle conclusioni che si possono trarre dall’esperienza. Troverete poi una parte più “smanettona”, sui giocattolini del nostro hobby, a partire dal mio impianto di produzione e spillatura per arrivare a ciò che fa di contorno all’hobby e di cui mi sento di poter parlare. In ultimo ho inserito ciò che non fa parte dell’homebrewing ma che può essere ad esso molto affine, come nel caso di recensioni di locali, libri, varie ed eventuali, birra più in generale e ciò che non lo è: la cucina e il cibo, un’altra mia passione. Potrete orientarvi (e vi consiglio caldamente di farlo) con la tag cloud, elemento molto utile per navigare con più chiarezza e consapevolezza in questo sito.

Cheers!