Stagione Brassicola 2019: che fine ho fatto?

Eccoci qua: un altro anno è passato. Si è detto tanto, si è bevuto troppo (poco) e si è fatto ancora meno. Ma andiamo con ordine.

Inizio e fine

Quest’anno (2018) ho iniziato relativamente presto: verso la fine di Settembre, il 27 per la precisione. Ed ho finito verso metà Aprile, poco prima di una pasqua che è arrivata troppo tardi. Nel mezzo? Beh, nel mezzo sono andato a stare a Londra, ho lavorato molto e prodotto poco, molto poco, ma questo già l’ho detto.

Prima di cominciare: le mie paranoie

Alla terza stagione da quando ho iniziato a fare le cose sul serio (spazio dedicato, controllo maniacale di temperature e processi), una persona rompiballe come me dovrebbe ormai essere esperiente. E, non lo nascondo, lo sono abbastanza. Ormai macinare, ammostare, travasare, sanificare e routine simili mi sembrano facili. Riesco persino a prevedere come sarà la birra che andrò a brassare… o meglio: con la birra che voglio in testa, riesco a costruire una ricetta tutto sommato centrata. Ovviamente, come chi ogni tanto viene ad assistere non manca mai di farmi notare, sono tutto sommato disinvolto perché sono organizzato, fin troppo organizzato. E ciò, in caso di imprevisti, mi si potrebbe (ahimè) ritorcere contro: nella mia tabella di marcia lo spazio per l’improvvisazione o per la cosa che va storta non c’è, né saprei come affrontarla. Perciò sì: invidio chi non deve mettere tutta la propria attrezzatura in fila, in quell’esatta posizione, perché altrimenti non è in pace con sé stesso e col mondo. Sono fatto così, fortunato chi non deve sopportarmi ogni santo giorno.

Un altro punto che non saprei dire se giochi a mio favore o piuttosto mi limiti è la testardaggine. Avrete intuito che ripeto molte volte le stesse birre, per la maggior parte leggere e sciacquette. Perché? Perché sono senza speranza alcuna di guarigione. Riesco ad essere talmente patologico da fissarmi su un qualcosa e finché questa non viene come dico io, non sono soddisfatto. Lo so, mi meriterei una medaglia al valore (o alla stupidità).

Perché tutte queste premesse?

Perché lo scorso anno sono rimasto deluso. Puntando ad un risultato tutto sommato accettabile, non potevo capacitarmi del fatto che non riuscissi ad essere costante sulla qualità delle mie cotte. Chiariamoci, capita che una birra venga male, magari le mie produzioni potevano risultare tutto sommato bevibili (anzi, forse anche buone per un homebrewer alle prime armi) ma io non ero per niente soddisfatto. In questo hobby mi aspetto di più e vorrei dare di più, senza però perderci la salute e nei limiti del passatempo, ovviamente: non penso sia una colpa.

Quest’anno invece applicando con ancora più rigore il mio metodo sono riuscito ad ottenere risultati abbastanza soddisfacenti. Escludendo le prime due produzioni di rodaggio (una pumpkin ale e una vienna lager) “chedovevotestareilnuovimpiantoecista” (vedi sotto), il resto è stato bevuto tutto fino all’ultima bottiglia, e con piacere per giunta. Ma cosa ho prodotto?

Le birre

  1. Vi ho raccontato di una Vienna. Non che non fosse buona, ma era anonima e leggermente acida (l’infezione batterica è stata esclusa).
  2. Abbiamo parlato di una birra alla zucca. Da dimenticare.
  3. Ho poi fatto una AIPA prevalentemente con Mosaic per ottenere un buon tropicale, base Pale inglese. Buona carica aromatica, birra riuscita.
  4. Ha seguito una Cream ale anonima e mediocre, che non ha convinto nessuno. La mia ultima birra in questo stile.
  5. Dopo due settimane mi sono lanciato nella mia Mercurio, rodatissima APA. Molto soddisfatto.
  6. Poi mi sono fermato. Sono andato a Londra. Al ritorno, a metà Marzo, ho prodotto una AIPA. Anche questa buona.
  7. Successivamente una Amber Ale, con tre combinazioni di luppolo differenti. Una ha ottenuto una media di 38,5 ad un concorso (l’unico di quest’anno), venendo bastonata perché considerata fuori stile. A parte questo piccolo intoppo, è piaciuta.
  8. Per provare il nuovo luppolo Idaho 007, preso direttamente dalla Yakima ho fatto una APA monoluppolo. Promossa a pieni voti.
  9. Elaborate le mie esperienze e bevute inglesi mi sono sparato una Bitter. Il risultato è stata una birra annacquata, senza difetti e perfettamente in linea con le produzioni inglese che si trovano nei migliori pub: una birra da bere, senza troppe pretese, levando il naso da quel benedetto bicchiere! Io sono rimasto molto soddisfatto, alcuni potrebbero inorridire, specie bevendo questa birra con quattro mesi sulle spalle. Nonostante la contropressione, infatti, risente molto più di altre dell’ossidazione. In ogni caso, fidatevi, era potabile.
  10. Fatto ciò mi sono concesso il lusso di un’American Stout. Non so esattamente cosa avessi in mente, ma il risultato è stato un nì per via della buona base ma della scarsa incidenza del luppolo che ha solo contribuito a rendere la birra lievemente astringente.
  11. A questo punto arriva Chris, un caro amico proprietario del BiFor, che mi ha chiesto di fare da tester per una birra alla canapa con base  simile ad una APA. La birra è venuta buona, il merito va solo a Chris e Luca per la ricetta e scelta dell’acqua (opportunamente modificata) che si è rivelata molto azzeccata. La produzione per il momento one-shot si chiama Tre Cime. La mia versione ovviamente differiva in qualcosa rispetto a quella del birrificio; alcuni amici hanno apprezzato più la mia, altri no: “Questione di gusti”, come si suol dire.
  12. Infine ho fatto appena in tempo a brasare una Helles prima che il lavoro chiamasse. Cinquanta litri finiti in men che non si dica, segno che è stata apprezzata.

Tutto qui.

Se avete letto la stagione 2017/2018 forse sarete stupiti. Lo scorso anno ero arrivato a 26 birre. Questo solo a 12.

Sono stato a Londra e non ho avuto modo di produrre, l’ho già detto. Aggiungiamo a quel soggiorno frenetico il mio lavoro che ha dei momenti di massimo sfogo: natale, pasqua ed estate. Con due attività in cui lavorare non è semplice: sotto le ferie di natale c’è tanta preparazione che ti tiene occupato sempre; la settimana di pasqua e quella che precede idem; d’estate è un impegno fisso, mattina e pomeriggio di ogni giorno, anche per undici ore al giorno… sere che si fa prima, sere che si torna a casa alle undici, puzzolenti e con le gambe a pezzi. Di certo non il clima ideale per ricavarsi cinque ore da dedicare all’homebrewing. Aggiungiamo un problema di salute in famiglia, un mese intero di fermo nell’attesa di costruirmi una struttura di imbottigliamento in contropressione solida ed affidabile (speravo in tempi di lavorazione inferiori ma sono rimasto fregato) ed il gioco è fatto.

Tuttavia a conti fatti ci sono solo tre birre che non mi hanno convinto, una che l’ha fatto parzialmente e il resto promosso a pieni voti. Siamo a 1/4 di fallimenti. Lo scorso anno sempre 1/4… ma i successi. Si può ancora migliorare? Certo che si può.

La strumentazione

Non è cambiato molto, mi verrebbe da dire. Beh, in pratica è cambiato quasi tutto. Ho iniziato a produrre anche birra in BIAP, ho modificato il mio quadro elettrico con tre PID (ognuno per differenti configurazioni di mash) e ho montato un impianto di imbottigliamento in contropressione con poca attrezzatura e spesa, nei ritagli di tempo. L’imbottigliatrice l’ho potuta testare sacrificando (in tutti i sensi) qualche litro dell’APA con Idaho. In seguito ho imbottigliato solamente la Tre Cime e la Helles ad estate inoltrata. Approfitto di ciò per aprire la parentesi bottiglie.

Quest’anno mi sono ritrovato ad imbottigliare rifermentando una sola birra (quella del concorso), solamente perché con tre dry hop diversi non avrei potuto fare altrimenti. Avevo abbandonato le bottiglie per il tempo, lo sbattimento e per pulizie maggiori che portavano comunque ad un risultato inferiore rispetto ai fusti. E allora chi me lo faceva fare? Mi ero visto di buttare tutto nel vetro, liberare qualche scaffale, ma poi ho pensato che era effettivamente molto difficile per me bere le mie produzioni: quando si apriva un fusto rimaneva quasi sempre a metà; agli amici portavo spesso fusti mezzi (come Davide di RovidBeer non manca mai di farmi pesare); aprivo il frigo e non c’era nessuna birra in fresco; avevo voglia della birra che era in cella al freddo, ma avrei dovuto fare le scale, aprire la bombola, sanificare gli attacchi e il rubinetto volante di spillatura… troppo lavoro, lasciavo perdere; inoltre chi mi chiedeva di assaggiare le mie produzioni rimaneva deluso perché dicevo “solo fusti”… dunque ho pensato bene di evolvermi.

Alla pratica di imbottigliamento in contropressione ho affiancato la buona abitudine di luppolare a freddo sotto pressione per evitare qualsiasi contatto con l’ossigeno. L’attrezzatura, possedendo già fusti, linee gas, tubi e raccorderia varia è molto semplice. Per una scelta personale preferisco affidarmi sempre a prodotti di aziende italiane (fusti) e a rivenditori di zona, che sappiano consigliarti e guidarti sul vario materiale. Diffido sempre di siti cinesi, forse perché la mia prima ed unica esperienza non è stata poi tanto positiva. Voi siete comunque liberissimi di fare ciò che meglio credete: a me non ne viene in tasca nulla in nessun caso.

Ricapitolando:

  • mi sono attrezzato con una pentola AiO per fare BIAP e ho modificato di conseguenza il quadro elettrico, nel quale al momento della costruzione avevo lasciato abbondante spazio libero per successivi interventi, al fine di evitare di ripetere gli acquisti. L’impianto a tre tini rimane comunque operativo;
  • ho preso la poca attrezzatura mancante per poter fermentare e luppolare sotto pressione, anche coi classici fusti dell’olio da 30 litri;
  • mi sono dotato di un sistema auto-costruito di imbottigliamento in contropressione, per rendere più sereno il consumo.

Il passo verso la contropressione in ogni birra è stato la naturale evoluzione di quanto faccio da un paio di anni. Non ho tuttavia la pretesa di insegnare qualcosa di specifico a nessuno, né tantomeno sarei in grado, perché ho ancora troppo da imparare. Vi consiglio, se siete interessati, di iniziare a leggere i miei articoli in merito nell’apposita sezione e iscrivervi al gruppo Facebook dedicato all’argomento.

Il blog

Siamo al secondo anno e sono soddisfatto. Alcune persone mi riconoscono ad eventi o manifestazioni a tema (ma non solo) e si fermano per un saluto, una battuta o un consiglio. C’è anche chi mi offre una birra, e di ciò sono lusingato. La cosa più frequente che ho notato è la gratitudine di alcune persone. Non che qui dentro si trovino chissà quali informazioni di chissà quale mistero alchemico proibito, né sicuramente da un punto di vista scientifico i miei articoli contengono le informazioni più esatte possibili… ma in molti ringraziano per ciò che hanno trovato qui e ho condiviso con loro, in maniera completamente gratuita. Quando aprì questo sito l’intento era quello: cercare di chiacchierare con chiunque volesse starmi a sentire, perché anche io a mio tempo trovai in rete informazioni utili e persone che volevano condividerle. A tal proposito, non vedendo un soldo in tutto ciò (in quanto passatempo) può capitare il periodo più o meno lungo in cui non aggiorno il sito perché il lavoro o altri impegni chiamano… in fondo mi spiace, ma meglio non posso fare.

Se avessi la bravura e soprattutto la costanza di bloggers come quelli del calibro di Frank (Brewing Bad) potrei spingere questo sito a dare qualcosa in più, me ne rendo conto. Forse potrebbe venirmene in tasca anche qualcosa (come per alcuni, i quali hanno investito più tempo e denaro di me ed è quindi giusto ne vengano ricompensati), ma non è questo ciò che voglio. Vorrei invece che tutto ciò rimanesse come una parte del mio hobby per l’homebrewing, al costo annuale di dominio e spazio host che sostengo volentieri, per dare il mio piccolo contributo a questa piccola comunità virtuale.

In sintesi: potrei fare di meglio, e mi impegnerò a tal fine, ma tenete conto che non me ne viene in tasca nulla ed è un hobby.

 

Per concludere

Una stagione brassicola strana lo è stata di certo. Lavoro, esperienza all’estero, cambiamenti tecnici, minor tempo e molto più studio mi hanno tolto molto ma dato ancora di più. Le birre quest’anno sono notevolmente migliorate, ho capito cosa continuerò a brassare e cosa lascerò perdere: sì alle birre sciacquette, no agli esperimenti strani e mirabolanti. Quelli li lascio ad homebrewers più bravi di me.

Nella mia (rara) positività considero questa stagione di passaggio, come un momento di raccolta e riflessione per leccarsi le ferite, riflettere e rialzarsi, per andare avanti verso qualcosa di migliore.

Ad Maiora, dunque!

 

Iacopo Zannoni

Da sempre bevitore di birra, scopre quasi per gioco il mondo dell'homebrewing e ne rimane incantato. Paranoico, attivo e molto noioso, nella vita è attualmente un laureato in lettere con velleità editoriali. Nel tempo libero cerca di spacciarsi come macellaio.

Un pensiero riguardo “Stagione Brassicola 2019: che fine ho fatto?

  • 23 Agosto 2019 in 2:01 PM
    Permalink

    E bravo Iacopo!!! Ora aspettiamo un articolo dove ci illustri meglio il sistema di imbottigliamento che ti sei costruito (qua vediamo solo una misera foto), da linkare anche sul gruppo Fb sulla contropressione.
    Spero che questa stagione riapra nel migliore dei modi e che tu riesca a produrre di più. Vedo, con piacere, che la pentola BIAP che ti ho passato sta lavorando alla grande, non potevo chiedere di meglio!! Mi ha accompagnato per qualche anno e sono felice che ora stia continuando a produrre buone birre.
    Continua così!!!

    Risposta

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