Stagione brassicola 2020: l’antro del birraio

Sono scomparso per un’estate intera senza avvisare. Questo è stato un anno strano per chiunque e io non faccio eccezione. Ai tempi del coronavirus c’è chi si aggrappa a dei piccoli riti che aiutino a conservare una parvenza di normalità. Io non sono da meno. Riprendiamo perciò le nostre chiacchierate da questa piccola rubrica che vorrebbe tirare le somme sulla stagione trascorsa.

Inizio e fine

Bruciando tempi e tappe, con due negozi aperti (incluso quello stagionale), una discreta dose di irresponsabilità e un pizzico di fortuna sono riuscito comunque a ritagliarmi il tempo per una cotta il 3 Settembre 2019. Un evento da segnare nel calendario. Beninteso: non che sia un lavoratore serio, di quelli modello. Semplicemente la prima cotta della stagione 19-20 ha bruciato le tappe. Con una partenza così in anticipo, non c’è da meravigliarsi di aver dovuto chiudere senza ritardi degni di nota, se non altro per fare un favore al karma. Dopo un mese di inattività ho brassato il 17 Giugno 2020, solamente perché era finita la birra da bere e perché, diciamocelo, a Giugno il lavoro stagionale non era ancora partito.

Che cosa ho fatto

In codesto lasso di tempo piuttosto lungo ho dedicato veramente poco tempo alla birra. Di quest’ultimo solamente una piccolissima parte è finita nella produzione. Sembrano ormai lontani i tempi in cui brassavo senza sosta, la cantina piena di birre che non avrebbero mai visto il bicchiere e la dispensa stracolma di ogni bendiddio. In quest’anno mi sono concentrato maggiormente sulla scrittura, sullo studio e sui calcoli. Poi è venuta la produzione, per ultimo il momento più bello: quello trascorso a bere. Andiamo con ordine, analizzando punto per punto ogni attività.

 

Il blog

Da quest’anno ho cercato di darmi una tabella di marcia e pubblicare almeno un articolo a settimana. Come potete facilmente vedere dalla sezione “archivi” sono stato molto bravo per i primi tempi. Successivamente ho un po’ fallato. Non per colpa mia, tuttavia, ma per ciò che è successo a livello globale. E mi riferisco alla pandemia.

Mentre, durante il lockdown, in molti sono rimasti a casa con parecchio tempo a disposizione da dedicare ai propri hobby, per me è accaduto l’esatto opposto. Alcuni direbbero “meglio!” e non a torto. Ma fino ad un certo limite. Per farla breve, la mole di lavoro è aumentata notevolmente a fronte di incassi invariati. Tutto ciò ha sottratto molto tempo a me e alla scrittura, sia brassicola che non. Per non parlare delle cotte che non sono riuscito a fare (ma ci torneremo su tra poco). Pensate solamente alle consegne a domicilio delle quali abbiamo tutti beneficiato; pensate che io ero uno di quei poveri disgraziati che (oltre a preparare) doveva anche consegnare; pensate che, oltre al privilegio di poter uscire di casa quando tutti gli altri non potevano, mi sono divertito un mondo a girare in macchina…  di conseguenza gli impegni accumulati in precedenza si sono accavallati gli uni sugli altri. Se non altro ho dovuto sospendere lo sport e ciò mi ha regalato tempo in più, ma non a sufficienza. Ciò detto non ho più intenzione di tornare sul discorso covid o lavoro: non voglio, come si suol dire,  “farla cascare dall’alto”.

Parlando del principio autoimposto di una scheda con delle scadenze da rispettare, devo dire che premia. Ora capisco perché, quando all’università cercavano di spiegarmi qualche principio di web project management, insistevano così tanto sulla cadenza di pubblicazione. Da quest’anno ho scoperto una marcata attitudine al lavoro analitico e auto-critico in ambito brassicolo, un maggior riscontro da parte della comunità homebrewing italiana e persino qualche apprezzamento in più. Tutto ciò mi aiuta ad andare avanti. Sono sempre più motivato nel voler arricchire di nuovi contenuti questo blog e nel sacrificare tempo speso altrove davanti al computer. Non che sia uno che ci passa tanto tempo, ma lo faccio molto più volentieri.

Mi sono altresì reso conto che ci sono argomenti noiosissimi per i più che a me invece piacerebbe approfondire e, siccome il blog è mio e non ci prendo un soldo bucato, prossimamente conto di ammorbarvi con qualche pistolozzo di stampo accademico, cioè fine a sé stesso. Non se ne abbiano a male i professori. Conto che i più affezionati si limiteranno a sopportare questo pallosissimo giovane fuori, ma vecchio dentro. In primo luogo mi piacerebbe terminare il discorso sull’ossigeno nella birra da un punto di vista teorico, poi parlare di noiosissime pratiche di pulizia, mantenimento e routine in generale per quanto riguarda l’attrezzatura. Chiacchierate iniziate quest’anno delle quali vado tra me e me molto fiero. In seguito, si vedrà. Sicuramente vorrò concentrarmi maggiormente sulla teoria.

La teoria

Lo studio è sempre importante. Fare senza capire il perché serve a poco. L’ho provato sulla mia pelle. Quest’anno ho avuto modo di approfondire la conoscenza del lato tecnico dell’hobby. Sugli ingredienti ho studiato veramente poco, relegandoli a qualche prova per affinare qualche ricetta. Le dinamiche di certi macchinari industriali e casalinghi, i vari additivi più o meno comuni, il ruolo di certe reazioni a livello chimico sono stati tutti oggetto di approfondimenti ed indagini. Su alcuni aspetti qualche riga l’ho scritta, su molti altri no.

Arrivati ad un certo punto, la rapidità con la quale si possono assorbire informazioni nuove in proporzione cala. Non è supponenza, ma semplice realtà. Da bravo homebrewer spaccaballe ho sempre cercato di informarmi su tutti gli aspetti della produzione. Di conseguenza non sarò certo in possesso di tutto lo scibile in materia, ma almeno le basi le ho consolidate. Perciò anche in questa stagione mi sono concentrato su piccolissimi dettagli teorici. Alcune volte ciò ha portato ad un miglioramento delle produzioni, in moltissimi altri casi non ha inciso affatto.

La tecnica

L’impianto di produzione rimane sempre quello. Ve ne ho già parlato qui e qui. Per ulteriori rimandi vi segnalo la voce “tecnologia” della navigazione principale. Lì troverete anche il metodo che uso per fermentare in pressione, fare spunding, imbottigliare in contropressione e spillare la birra. Ebbene, non è cambiato nulla. Questa stagione ha visto l’ingresso di un piccolo schiumatore ad ultrasuoni che mi consentisse di fare jetting.

Da quest’anno, tuttavia, ho iniziato ad usare soda e peracetico per pulire e sanificare la mia attrezzatura. I risultati sono stati sorprendenti. Se vi foste persi l’articolo in cui spiego come usarli, lo trovate a questo link.

Le birre

Come tutti gli anni, siamo arrivati al momento in cui elenco le birre che ho prodotto. Potete saltare questa parte, arrivando direttamente al sunto nel capitolo successivo.

  1. Ho iniziato con la Mercurio, APA. Il risultato è andato svanendo di intensità con sorprendente velocità. La parte luppolata era veramente in forma.
  2. Successivamente ho brassato una Session IPA per la prima volta. Risultato apprezzabile.
  3. Rimanendo oltreoceano ho fatto una American Lager. Molto valida, alla parte delicata del cereale e del lievito si legava molto bene il luppolo. Una “botta di culo”.
  4. Ho ritentato con una Vienna Lager, e di questa sono parecchio soddisfatto.
  5. In vista di San Silvestro mi sono preparato un mese prima con una Amber Ale da poter condividere con gli amici. Gradita.
  6. Perseverando con tutte le derive del luppolo possibili mi sono fatto scappare la mano con una American IPA. Sono birre molto estreme per me, ma questa era valida. Ha raggiunto il suo apice dopo due settimane di bottiglia, prima era ancora troppo slegata. In ogni caso è stata una buona birra.
  7. Tornando a birre più beverine, ho brassato una Helles. Molto soddisfatto anche di questa. In fondo la ricetta era già collaudata.
  8. Siccome è tra le mie preferite, ho voluto produrre una Irish Stout. Scialba, buona ed equilibrata, in alcune bottiglie emergeva un leggero sentore di mora senza tuttavia averne dovuta aggiungere di alcun tipo.
  9. Ha seguito una Imperial Stout che, per carità, ce ne saranno di migliori ma è almeno senza infamia e senza lode.
  10. Volendo tornare alle basse ho prodotto una Pils con parecchio luppolo infuso a freddo. Molto fresca ed erbacea è una birra che io trovo riuscita. Non la solita Pils, non una cafonata americana.
  11. Successivamente ho svuotato la dispensa di quegli ingredienti rimasti lì come avanzi. Ma sempre con criterio. La birra è una generica Ale, chiamata Aracne. Il risultato non è stato malvagio, ma neanche una birra da wow.
  12. A questo punto era tempo di una Irish Red, la collaudata Berenice. Il risultato è stato gradevole come al solito, forse un po’ watery.
  13. Di birre estreme non ne producevo da un po’. Per rimediare ho prodotto l’omnipollata di turno. Una Pastry Stout con aggiunta di burro d’arachidi, fave di cacao, vaniglia, frutti rossi e tanto amore. Il risultato è un po’ estremo per i miei gusti (infatti fatico a finire la 0.33) ma non è male. Attendo il parere di qualcuno più esperto di me in materia.
  14. Infine ho chiuso con un’altra Mercurio, la famosissima APA. Non male affatto per le prime settimane, poi compromessa irrimediabilmente dal caldo, l’ossidazione e gli ingredienti non proprio in forma. Troppo tardi l’ho messa in frigorifero al fresco.

I risultati

Quattordici birre. 

Di queste nessuna sbagliata. Un bel traguardo. Nove/dieci birre su 14 sono state buone. Le restanti buone, che si bevono, ma non certamente sensazionali. Le produzioni valide si sono concentrate soprattutto nel primo periodo.

Per gli amanti dei numeri abbiamo 2/3 della produzione molto buona. Il resto (1/3) discreto, diciamo da una pagella di 7.

Per una persona come me non è certamente sufficiente, ma è un buon piazzamento. Intermedio, certamente, ma sempre buono. Chi mi legge da un po’ sa che cerco nei limiti del possibile di essere oggettivo e auto-critico e spero che in questo momento stia festeggiando con me per i risultati, così lontani da quel pesante verdetto di due anni fa.

Tuttavia non mi voglio adagiare sugli allori. Questo perché, anche per le birre riuscite bene, voglio un miglioramento. Vorrei nel mio piccolo contribuire ad alzare ulteriormente l’asticella del livello della produzione casalinga locale e regalare ai miei amici ma soprattutto a me stesso delle produzioni sensazionali. So che può sembrare da sbruffoni e che, sicuramente, per quanto sarò ineccepibile, non sarà mai abbastanza ai miei occhi.

Tutto ciò lo dico tuttavia con quanta più umiltà possibile ben consapevole di quanto esigente io sia. In fin dei conti si può sempre migliorare in qualcosa. La bevuta perfetta non esiste e mai esisterà, ma si cerca sempre di avvicinarvisi.

Il bere

Ciò che non gioca a mio favore nel mio mirabolante intento è sicuramente l’attitudine a bere. Per migliorare bisogna confrontarsi e ciò, in ambito birrario, significa bere. Nell’ultima stagione mi è capitato raramente di andare fuori con gli amici a bere o di assaggiare produzioni differenti dalle mie. Se ciò può essere da un lato sintomo di produzioni azzeccate, dall’altro indica che ultimamente sono stato poco ricettivo nei confronti del mondo esterno. Ciò si può tradurre in un peggioramento a livello casalingo brassicolo. Mi devo impegnare affinché ciò non accada.

Nell’immediato futuro mi toccherà, per recuperare, sacrificarmi di più ed uscire maggiormente dalla mia bat-caverna per qualche birra in compagnia. Non so se sarò pronto per l’ingrato sforzo che mi attende, ma ce la metterò comunque tutta.

Conclusioni

In questo lasso di tempo piuttosto lungo ho dedicato veramente poco tempo alla birra. Dovrei recuperare, non adagiarmi sugli allori. La voglia di sperimentare, studiare e progredire in questo ambito è tanta, il tempo purtroppo poco. Sta a me cercare un equilibrio tra i vari impegni e questo hobby.

Le produzioni sono stabili. Capita a tutti di produrre quella birra da “Wow!”, capita a pochi di produrre quelle birre costanti e sempre godibili. Per il mio palato poco raffinato, le mie produzioni rientrano nell’ultima categoria. Avendo avuto poche occasioni per far sentire i risultati a chi di cervogia se ne intende, non mi vorrei sbilanciare più di tanto: magari sono delle ciofeche!

Sulla tecnica non ho molto da dire, è rimasta invariata e ho motivo di credere che così sarà per il prossimo futuro. Addirittura sto considerando l’opzione di sbarazzarmi di alcune cose, ma in fondo i giocattolini sono lì, non danno fastidio a nessuno, e non ho motivo di venderli.

È ora di togliermi le ragnatele e uscire nel mondo esterno, un mondo fatto di opportunità, approfondimenti e tante persone. Perché, in fondo, la birra è questo: una bella serata, una salda amicizia nata di fronte ad una buona bevuta.

Iacopo Zannoni

Da sempre bevitore di birra, scopre quasi per gioco il mondo dell'homebrewing e ne rimane incantato. Paranoico, attivo e molto noioso, nella vita è attualmente un laureato in lettere con velleità editoriali. Nel tempo libero cerca di spacciarsi come macellaio.

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