Una prelibatezza da dimenticare

Io e Davide di ROVIDbeer non ce la possiamo fare. Non è pessimismo, né tantomeno modestia ma pura e semplice verità. Agli inizi della nostra malaugurata conoscenza decidemmo pieni di buoni propositi di fare una birra a quattro mani: cotta da lui, fermentazione da me. Decidemmo per una AIPA con Simcoe, Amarillo e Cascade. Bilanciammo alla perfezione i malti, usammo le giuste dosi di luppolo, ci scordammo una gittata che fu inserita tardivamente (scherzo, non solo una) e prevedemmo un massiccio dry hop. Utilizzammo il metodo BIAB, fui sorpreso dalla velocità di questo, ci portammo pure parecchia schifezza in bollitura, cacciammo la sacca piena di malto dietro la porta (sbattendola pure!), ottenemmo un buonissimo risultato in limpidezza grazie al whirpool a freddo eseguito dalle sapienti manine di Davide e, tutto contento, mi portai a casa un fermentatore pieno di cervogia. Quello fu l’errore: lasciare il piccolo nelle mie mani. All’epoca fermentavo senza cognizione di causa e senza una camera di fermentazione. Vi lascio immaginare il risultato; no, non così pessimo come credete, solamente una birra con tanta mela verde da poter essere scambiata per un succhino di sotto-marca scadente di uno scadente discount. Il mio lavandino gradì parecchio, quello di Davide non so: della sua metà di bottiglie non seppi più nulla (probabilmente ha voluto rimuovere il tutto).

Non contenti ci abbiamo riprovato, questa volta almeno con delle foto ad allietare il tutto. La birra è una EPA con i luppoli rimasti da una cotta collettiva, fatta durante la torrida estate 2017, una bitter. Essendosi Davide evoluto nel frattempo, ho sperimentato in prima persona il BIAP. A lavori in corso abbiamo ricevuto la visita di Aldo e Luca.

Davide
Il saluto del ROVID
Davide e Aldo
Aldo (Muflo Beer) incantato dal sistema
Ricirclo durante il mash
Com’è limpido, questo BIAP!

La ricetta

 

  • OG: 1049
  • FG: 1007
  • ABV: 5.6
  • IBU: 51
  • EBC: 24

In mente avevamo una birra in cui caramello e un buon biscottato fossero presenti ma senza risultare spiacevoli. Inoltre la birra non doveva avere una pienezza e una dolcezza residua troppo marcate per non risultare troppo stucchevole e per lasciare più campo al luppolo, che avrebbe dovuto essere piacevolmente terroso. Lievito ovviamente inglese e quindi un leggero fruttato tipico di questi lieviti lo potevamo anche ammettere.

Abbiamo optato per una base di Extra Pale Ale della Simpson, ben l’83% dei fermentabili, Crystal Medium (sempre Simpson) e Munich al 6%, un buon Biscuit per il leggero biscottato e un Carafa III Special per aggiustare di colore. Come luppoli Target in amaro per 26 IBU, Challenger e Fuggle a quindici minuti e cinque, East Kent a zero e in dry per due grammi e mezzo litro. Come lievito abbiamo utilizzato due buste di M42 New Word Strong Ale della Mangrove Jack tenuto a diciotto gradi per il primo giorno, diciannove il secondo e dal quarto a salire fino a 22 gradi. L’attenuazione c’è stata, senza dubbio.

Aldo e il mash
Aldo controlla il corretto funzionamento dell’impianto di Davide
Davide e Luca
Rimuovendo il Malt Pipe, sorvegliato da Luca di Barlam’s Brewery

Il risultato

Eravamo in compagnia, ci sta. Abbiamo bevuto, ci sta. Avevamo buone aspettative, non ci sta. Come in precedenza, cotta da Davide, fermentazione da me. il risultato in due fusti (uno da diciotto e uno piccolino da cinque) da dividere entrambi con gli amici della cotta collettiva di Bitter. Il lievito ha lavorato bene sull’attenuazione, la componente maltata era esattamente come la desideravamo, eppure questa birra risulta imbevibile. L’unica nota negativa riscontrabile il giorno della cotta fu l’efficenza scarsa (sotto di cinque punti) probabilmente dovuta al fatto che i malti li avevo macinati io a casa mia e non Davide, quindi la sua taratura del software e dell’impianto è andata a farsi benedire. Poco male, l’attenuazione c’era stata, sarebbe risultata solo un filo meno alcolica e più amara del previsto, pensavamo eccitatissimi a fine fermentazione.

Le circostanze al primo assaggio dopo un mese, però, sono state parecchio deludenti. Ci troviamo io e Davide a casa mia la sera prima della diretta con sgabuzen (qui il link) per mangiare Pulled Pork e per prove tecniche; avviamo lo spillatore per finire una mia Marzen e per assaggiare la nostra EPA. Termina la Marzen (molto gradita) e attacchiamo l’altra birra, pieni di aspettativa. Delusione, pianti, risate isteriche. Purtroppo non ho foto dell’imputata, tanto faceva schifo.

All’aspetto bel colore, limpida e con una schiuma dalla grana fine e mediamente persistente, complice la carbonazione forzata; al naso un bel terroso, tocco di cereale e un lieve biscottato. In bocca il disastro. Terrosa sì, ma astringente, troppo vegetale e anche un lieve medicinale che, ad annusarla meglio una seconda volta, emerge pure all’aroma. Una birra che ti lascia con la bocca cattiva, di quelle che non augureresti a nessun birraio casalingo né tantomeno commerciale. Dopo lo sconcerto iniziale abbiamo continuato a bere con filosofia davanti ad uno sgabuzen in collegamento con noi, arrivando finalmente (dopo un bel po’ di tempo) a pronunciare la fatidica frase: “fa cagare”.

Cos’è andato storto? Non lo sappiamo. Continuiamo scherzosamente a rinfacciarci a vicenda la colpa: Davide sostiene che io sono un rovinatore di birre (e forse non ha tutti i torti), che lui mi da mosti perfetti e poi io faccio danni, io continuo a sostenere che il problema è stato del luppolo e della composizione dell’acqua scelta da Davide. Finisce  sempre che chi viene messo in mezzo è il povero Matteo Selvi che ha scelto lui il lievito (M42) al quale attribuiamo tutte le colpe, per avere la coscienza pulita. Questo solo perché il soggetto in discussione non è presente.

Scherzi a parte, vorremmo avere risposte certe, certi che non ne avremo mai. Le ipotesi sono una introduzione di ossigeno durante il dry hop, un luppolo non troppo smagliante e l’acqua contente troppi cloruri… ma si tratta solamente di ipotesi. Certo è che finora l’accoppiata ROVID+Hyperborea è risultata essere tutto tranne che vincente. Abbiamo in mente un’altra collaborazione, questa volta su una birra acida fatta da me e fermentata da Davide, per vedere se lo scempio, almeno questa volta, si potrà evitare. Fortuna che abbiamo fatto parecchie foto!

 

ROVID lavora allo sparge

bollitura

pulizie

worth collecting

Epa in fermentatore

portando a casa la bambina

Iacopo Zannoni

Da sempre bevitore di birra, scopre quasi per gioco il mondo dell'homebrewing e ne rimane incantato. Paranoico, attivo e molto noioso, nella vita è attualmente un laureato in lettere con velleità editoriali. Nel tempo libero cerca di spacciarsi come macellaio.

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