Atreo, Marzen

Ultimamente mi sono concentrato molto sulle basse fermentazioni. Perché sì. Stavolta è toccato alle Marzen.

Lo stile

Ho voluto provare diverse combinazioni di acqua per diversi tipi di birra, tutti a bassa fermentazione. La prima cotta della stagione 2021/22 è stata una Marzen. Non ci potevo credere: stavo riprendendo in mano il mio amato mestolo da birraio, dopo tanto tempo. L’avrei fatto con una birra insolita per me: una Marzen.

Marzen è uno stile tedesco a bassa fermentazione. Si inserisce nella macrocategoria delle birre limpide e relativamente chiare, dal grado alcolico contenuto e la beverinità alta. Storia vuole che, come suggerisce il nome, venisse prodotta nel mese di Marzo, quando le temperatue iniziavano ad innalzarsi e la primavera a sbocciare. Essa era una birra che veniva conservata (stando alle fonti) per mesi, fino ad arrivare ad Ottobre.

Qualcuno potrebbe giudicare simili lo stile Marzen e lo Stile Vienna lager (detta così sembra kung fu, lo so), ma ci sono sostanziali differenze.

In primis il malto base: monaco nel primo, vienna nel secondo. Le Marzen sono in media lievemente più alcoliche e con qualche punticino di colore in più, quasi una sorta di helles più robusta e colorata. Poi una buona Marzen dovrebbe, almeno in teoria, essere più piena sia come grado alcolico che come sapore. Una buona secchezza aiuta comunque ad evitare la stucchevolezza.

Per il resto le note olfattive e gustative sono quelle canoniche: si va dal cereale fino al panificato, passando dalla crosta di pane. Una lieve nota caramellata non dovrebbe stonare, ma occhio a non scadere nel caramellone.

La ricetta

  • Nome: Atreo
  • Stile: Marzen
  • Metodo: BIAB, 20 litri
  • OG: 1050
  • FG: 1009
  • ABV: 5,4%
  • IBU: 24
  • EBC: 26

Essendo una birra incentrata sui malti, mi sono divertito a giocarci. Accanto al sempreverde pilsner della weyermann ci ho piazzato una generosissima dose di Munich. Alcuni produttori forniscono due versioni di quest’ultimo: una più chiara ed una più scura. Io ho scelto la più forte. Un tocco di cereale in fiocchi mi ha dato una morbidezza/lieve rotondità che sennò sarebbe risultata totalmente assente, dato l’ammostamento basso per favorire la secchezza. Infine i malti speciali: per questa volta ho lasciato stare i vari crystal (anche i più leggeri) in favore di, udite udite, il caravienna. Nient’altro. In sostanza quasi solamente Monaco e poco altro, anche se una piccola percentuale di pils (avevo paura di ritrovarmi con pochi enzimi) l’ho buttata comunque dentro.

Come luppolo Magnum a 60 minuti in dosi chirurgiche più un tocco di Hersbrucker a 10 minuti.

Il lievito 2308 Munich Lager lasciato a 11°C per due settimane.

Il profilo dell’acqua, invece, il seguente:

  • Ca: 60 mg/l;
  • Mg: 17 mg/l;
  • Na: 10 mg/l;
  • SO4: 30 mg/l;
  • Cl: 60 mg/l;
  • HCO3: 35 mg/l.

Il risultato

All’aspetto c’è tutta, persino in limpidezza. Schiuma persistente dalla trama medio-fine.

Olfatto buono ma non esplosivo. Crosta di pane su tutto, emerge il carattere distintivo del Monaco. Il luppolo è completamente assente e il lievito, come c’era da aspettarsi, non pervenuto se non per l’interazione col malto in una nota quasi evanescente, forse solamente una suggestione. Suggestione che si chiama nocciolo di ciliegia.

Bevendola  ci si accorge che è molto pulita. Miele di acacia, pane e crosta. Una nota che ricorda qualcosa di dolce (non come sensazione boccale) rimane per tutta la sua permanenza in bocca, fino a quando le sensazioni retro-olfattive panificate non emergono.

Al palato la birra è leggermente secca, l’amaro equilibrato sorregge la bevuta e, nonostante tutto, sembra una bevanda quasi acquosa. Il carattere svanisce in fretta, invogliando al sorso successivo, l’unico vero difetto di questo lotto. La carbonazione è perfettamente in linea con lo stile: non morde, ma la birra non è certo sgasata. Ha leggermente più volumi di una Helles.

Sono soddisfatto. Manca in carattere, sicuramente. Tuttavia più la bevo e più mi piace. Perché è semplice, elegante, raffinata. Una birra da scoprire man mano che i litri passano e non rimangono sulla testa o sullo stomaco. Bevuta giovane colpisce per la fragranza del cereale, invecchiata di un paio di mesi tira in ballo tutto ciò che ricorda un lieve tocco di caramello e il nocciolo della frutta, accanto al sempre presente pane.

La prossima versione sarà lievemente più alcolica, con gli stessi EBC e oserà con più luppolo a 10 minuti.

Iacopo Zannoni

Da sempre bevitore di birra, scopre quasi per gioco il mondo dell'homebrewing e ne rimane incantato. Paranoico, attivo e molto noioso, nella vita è attualmente un laureato in lettere con velleità editoriali. Nel tempo libero cerca di spacciarsi come macellaio.

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