Fenomenologia del birraio casalingo

Oggi vorrei lasciare il tono serio e pomposo che questo blog sta prendendo in favore di qualcosa di più leggero ed autoironico. Ho già detto che l’homebrewer è un caso umano. E nei miei pochi anni come birraio casalingo mi è sovente capitato di guardarmi allo specchio, conoscere altri come me e, davanti ad una birra, ridere dei difetti in comune.

Perciò quest’oggi vorrei proporvi qualche fenotipo di homebrewer che ho conosciuto, per poi dirvi chi sono io.

Il pane e salame

L’homebrewer pane e salame è quello che più spesso capita di incontrare. Panzone da birra, barbone da rifugiato politico sotto copertura, occhiale curato dalla montatura il più delle volte naïf , egli si riconosce per la qualità spesso pessima delle birre da lui prodotte. Ma al birraio non interessa, perché lui a fare birra si diverte un mondo. Chiama a raccolta amici da ogni dove, beve in compagnia, condisce il tutto con una tavolata di attrezzi da far invidia ad un carpentiere, fermenta in bidoni di plastica e scalda a gas. Ha seimila frigoriferi/freezer a pozzetto, tutti recuperati chissà dove, un paio persino funzionanti. Solo che no, il birraio pane e salame non ne tiene nessuno come camera di fermentazione. Nei preziosi frigo ci tiene le birre in fresco. Birre che, per la maggior parte, non verranno mai bevute. A meno che non sia anche un po’ panzerotto.

Il panzerotto

Si riconosce dai boccali. Ne ha a bizzeffe. In più ha una collezione di bicchieri per ogni occasione da far invidia all’industria vetraria di murano. Salvo poi usare sempre i soliti due per bere: la pinta americana o, se va bene, quello da degustazione imboscato ad un qualche corso anni addietro. Il panzerotto beve ogni sera davanti al PC, alla tv, al letto, alla tazza del water. Il panzerotto beve… e beve  solitamente birre sui 7/9 gradi. Beve sempre tutte le sue produzioni ed è un Landini a testa calda: lento a partire, ma inesorabile. Il panzerotto è anche un bravo degustatore, ti potrebbe sorprendere. Perché lui, a differenza tua, beve.

Il pettirosso

All’estremo opposto del panzerotto troviamo il pettirosso, che non si capisce bene dove metta tutte le sue produzioni. Costui ha infatti il brutto vizio di non bere una sega. Salvo poi essere espertissimo di tutte le birre passate, presenti e future uscite da qualsiasi birrificio industriale, commerciale, clandestino, casalingo. Questo perché il pettirosso si bagna il becco e poi passa il bicchiere al suo fidatissimo compagno: il panzerotto. Mentre lo fa, compila a voce per il compagno  tutta la scheda degustativa, per filo e per segno. Quest’ultimo si limita a bere ed annuire, anche se dubita delle capacità sensoriali del pettirosso, ma non sta a sindacare troppo: in fondo ha il bicchiere pieno e va bene così.

Il quadernino

Sempre sulla falsariga del pettirosso, il quadrettino sa tutto di tutti. Si appunta tutto di tutto (specie ciò che beve) in un taccuino portatile, peggio di un gesuita in evangelizzazione. Egli è il più informato. Ma, a differenza del pettirosso, costui sa ascoltare. Irreprensibile col prossimo, puntuale come la bolletta della luce, raramente manca ad un evento. Beve discretamente, ma non troppo, perché poi deve guidare. A meno che non riesca, per qualche congiunzione astrale particolarmente propizia, a convincere la fidanzata a portarlo a bere. Questa, dal canto suo, lo sopporta a malapena e sta sempre zitta, carina con tutti. Tanto, quando sarà sposata, avrà la sua vendetta “in questa vita o nell’altra”, come il gladiatore.

L’informato

Rimaniamo sempre sui casi umani. Solamente che questi sono casi umani utili. L’informato passa più tempo a spulciare su internet, siti, opuscoli, libri e articoli tecnico-scientifici piuttosto che a bere e produrre. Esistono due tipi di informati: quelli che fanno birre eccellenti e quelli che, nonostante tutto, fanno birre di merda. I primi solitamente si specializzano su un tipo di produzioni in particolare (luppolate, tedesche, spontanee, inglesi etc) e si contano sulle dita delle mani, i secondi abbondano. Gli informati sono le persone giuste alle quali rivolgersi se si cercano consigli.

Il talebano

Tradizionalista è troppo riduttivo. Il talebano va a cercare quella varietà di malto d’orzo che più si avvicina a quella della famosissima malteria inglese One lb yearly di periodo post-coloniale, le radici di salice piangente utilizzate tradizionalmente per far birra in quella cultura preistorica della quale sopravvive un’incisione rupestre in una caverna sperduta nelle lande francesi, la perfetta formulazione del gruit precedente alla legge della purezza stessa. Inutile spiegargli che l’acid rest nel ventunesimo secolo non usa più. Potrebbe tornare utile in caso di apocalisse zombie o regressione tecnologica istantanea e globale.

L’amico

L’amico conosce tutti. Egli produce (forse?) una volta all’anno. Gira per tutta la penisola e non solo, ha facebook, instagram, youtube, pinterest e chi più ne ha più ne metta perennemente intasati di birra, cibo e tette. L’amico ti manda sessanta messaggi al minuto, ognuno contenente tante battiture quante ne dei delitti e delle pene, se sa che andrai a quel particolare evento birrario che lui non può perdere ma, purtroppo, non ha la macchina quel giorno. L’amico è conosciuto da tutti. L’amico è l’amico di tutti ma molti gli parlano alle spalle. Ed è un peccato perché l’amico, almeno in ambito birra, è veramente una gran buona persona.

Scrocco joe

Deriva compulsiva dell’amico, scrocco joe gode della nomea di taccagno. Ma a torto, perchè lui spende veramente tanto in birra: per berla, per produrla, per informarsi e, ancora, per berla. Solo che lui è anche un fenotipo “amico” e conosce tutti i gestori di pub, birrifici e locali a tema della penisola. E scrocco joe riceve parecchi sconti sulle birre che beve in compagnia. Spesso non ne paga manco una. E scrocco joe beve, come ben sa chi lo disseta.

Il blogger

Chiuso nella sua stanza fredda e umida, al buio assieme al suo fermentatore, il blogger ha la bellezza di 50 followers. Ha iniziato sei anni or sono quasi per gioco e proprio ieri ha ricevuto un contatto importante da una grandissima azienda… o meglio, dal software di un’azienda il cui algoritmo si deve esser rotto.  Il blogger elemosina omaggi di campioncini da cinquanta grammi di malto da distributori, importatori, produttori e persino birrai. Solo che lui non si vuole vendere alla big pharma, lui vuole scrivere quello che pensa. Specie delle differenze tra una base fermentata con London Ale I, II, III e IIIlavendetta. Il bloger deve competere con i suoi centomila colleghi che fanno la sua stessa identica cosa, solo che la fanno meglio.

Il tecnologico

Costui è un fan dell’automazione. Ha tutto e di più ed è sempre il più smart, connesso e all’avanguardia di tutti. Compra il nuovo modello di fermentatore identico a quello vecchio che ha acquistato due settimane or sono, sguazza dentro a programmazione informatica, cablaggi, codice morse, linguaggi massonici. Può controllare temperatura interna ed esterna, pressione atmosferica, tasso di umidità e assorbimento elettrico della sua camera di fermentazione comodamente seduto sotto al ponte del fiume di paese, perchè ha dilapidato tutti i fondi in attrezzatura e ha ipotecato la casa. Cose da non fare: chiedergli quanto ci spende, dirgli che non ne vale la pena, chiedergli se sa come si fa la birra.

Lo scienziato

Origini comuni col tecnologico, lo scienziato controlla il profilo di acqua minerale, aggiunte, composizione dei nutrienti per lievito, grado di  modificazione dei malti e temperatura al millesimo di grado. Egli sa esattamente quante ppm di magnesio ha nella sua acqua. Possiede test spettrofotometrici per ogni singolo elemento della tavola periodica; nel tempo libero aiuta la NASA a programmare il lancio di missili nello spazio. Lo scienziato è un birraio ossessivo compulsivo che si perde la gioia e il piacere del fare birra in casa.

Il sociale

E per finire, parlando di gioia nel birrificare, parliamo del sociale. Questa categoria di produttori si divide in due: quelli alla vecchia maniera e quelli più smart. Ai primi piace ancora invitare gli amici a casa, a volte anche durante la cotta, per bere, imbandire tavole che neanche la mulino bianco, ridere e (ancora) bere. Alla fine chi pulisce tutto, cibo e attrezzatura della cotta? Rimane un mistero degno di superquark. I secondi, invece, pubblicano tante di quelle foto su tutti i social manco avessero seguito il corso di social marketing dalla Ferragni in pesona. Poi però la birra la buttano nel bidone, mica la bevono o la fermentano!

E io?

Io sono tutti e nessuno. Un po’ in qua, un po’ in là, ho preso il peg… ehm… il meglio da tutti e rimango comunque un caso umano unico. Come molti di voi, probabilmente. Gli amici potrebbero dire che sono il pettirosso, alcuni lo scienziato, altri il blogger. L’importante è che continui a ridere dei miei e dei nostri erorri poiché, ogni tanto, un po’ di ironia non fa male.

 

Iacopo Zannoni

Da sempre bevitore di birra, scopre quasi per gioco il mondo dell'homebrewing e ne rimane incantato. Paranoico, attivo e molto noioso, nella vita è attualmente un laureato in lettere con velleità editoriali. Nel tempo libero cerca di spacciarsi come macellaio.

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