Il mio quadro elettrico

In una manciata di articoli vi ho fatto qualche accenno al mio quadro elettrico [link1] [link2] e [link3]. Ebbene, quest’oggi vorrei parlarvene più nel dettaglio. Mettetevi comodi perché partiremo con l’idea, proseguiremo illustrando il funzionamento del risultato finito ed approderemo in ultimo ad una lista della spesa abbozzata, per chi di voi si diletta nel fai da te.

L’idea

Quando smisi di produrre birra in maniera approssimativa pensando di fare le cose un po’ più sul serio avevo già le idee abbastanza chiare. Conoscendomi sapevo già in partenza che 23 litri di mosto mi sarebbero stati stretti, come ero altresì sicuro che più di 50 ogni volta sarebbe stata pura utopia, per i miei consumi. Se infatti 50 litri di birra buona vengono consumati senza pensieri, per una birra cattiva si fa dura. Dunque cosa se non un bel RIMS tube esterno che avrebbe ammostato sia 20 che 50 litri finiti? Mi bastava solamente cambiare pentola di mash.

Effettuando a gas il riscaldamento dell’acqua e la bollitura non avrei avuto bisogno di tanti termostati, PID, resistenze o sonde, che avrebbero complicato il tutto e fatto lievitare il prezzo. L’elettrico, in poche parole, mi sarebbe servito solamente per mantenere la temperatura ed, eventualmente, qualche rampa.

Per cui avrei avuto bisogno di:

  • un PID;
  • una resistenza da 2kw che si sarebbe accesa in base alle letture fornite in entrata da
  • una sonda;
  • una pompa (solamente una prevedendo due livelli e non tre).

Ciò sarebbe stato sufficiente. In effetti nel quadro lo spazio per una sola pompa sarebbe bastato, ma siccome lavoro e spesa sarebbero state veramente misere mi sono dotato comunque di due interruttori e due uscite per due pompe, chetantononsisamai.

Siccome, poi, mi piace cercare i guai e pensare a tutte le possibili evenienze mi sono detto “perché non mettere una spia che mi indichi il funzionamento della resistenza oltre ad un sistema per bypassare il PID e mandare autonomamente l’elemento riscaldante in caso di imprevisti?”

Così ho inserito un interruttore bipolare che fungesse da MAN/AUTO a tre fasi per la resistenza: spento; acceso funzionante per i cavoli propri; acceso comandato dal computer.

La temperatura nelle pentole di sparge e boil l’avrei rilevata rispettivamente tramite un termometro esterno da bbq con allarme per la prima e con la sonda del PID attaccata tramite nastro per la seconda, durante il raffreddamento.

Tutto ciò perché non volevo inserire troppe cose nel quadro e non mi andava a genio l’idea di forare le pentole. Se ci fate caso, nessuna delle mie pentole (tranne quella acquistata da Davide) è forata: al massimo hanno un buco nel coperchio dotato di pozzetto pressore e stelo cieco come portasonda.

Mi sarebbe dunque bastato un quadro piccolo: in fondo (oltre ad un interruttore generale) che altro avrei dovuto mettere? Ma se avessi dovuto fare altre aggiunte in seguito? Per esempio avevo già in mente un PID dedicato all’ammostamento da 50 litri, per non parlare di un timerche avrei inserito con più calma poi…

Perciò presi un bel bestione, chetantononsisamai.

Versione 1

quadro elettrico di controllo

La realizzazione fu molto semplice e lo spazio vuoto era parecchio, come potete vedere in foto. Le entrate e le uscite sono state pensate per essere tutte a prova d’acqua, chetantononsisamai.

Per il timer alla fine ho trovato più semplice comprarne uno esterno dal cinese della porta accanto, in modo da poterlo attaccare alla camera di fermentazione, proprio accanto allo spazio cottura. Non il cinese, il timer.

C’era qualcosa che non mi convinceva? Certo. Per esempio che il PID girasse continuamente non appena accendevo il generale. Inoltre quando facevo 50 litri non era precisissimo perché tarato col setup da trenta.

isolamento pannello
Prese a prova d’acqua

Versione 2

Con il mio passaggio parziale al BIAP ho preso la palla al balzo per completare l’opera. Siccome avrei continuato (e continuo tutt’ora) a produrre a tre tini servivano altri PID, due per la precisione, tutti per l’ammostamento:

  1. Col primo avrei prodotto in BIAP;
  2. col secondo a tre tini, 30 litri;
  3. con l’ultimo sempre a tre tini, ma 50 litri.

Il primo PID, acquistato tre anni fa, è della A-senco, per gli altri due mi sono indirizzato su due Inkbird. Le due sonde pt-100 che mancavano me le ha regalate un amico.

Il vero problema stava purtroppo nel capire come gestire la resistenza. Per non buttare via il vecchio quadro avrei infatti dovuto avere tre PID che comandavano una sola uscita, faccenda a dir poco consigliabile. Che fare?

O mettere tre relè (SSR) oppure far passare il tutto attraverso uno solo, quello già montato. La prima soluzione presentava una grosso problema di spazio all’interno del quadro, la seconda un possibile rischio di mandare tutto quanto a farsi friggere. Perciò mi sono dotato di tre interruttori che accendessero i rispettivi tre PID e tre “ponti” (tre interruttori unipolari)  che li collegassero all’unico SSR. Questa mi è sembrata la soluzione più semplice in un’ottica di funzionamento nel lungo periodo.

Così facendo sono riuscito a gestire tre PID (ciascuno dedicato al suo setup), ho risolto il problema del primo computer che partiva in automatico una volta acceso l’interruttore generale e ho un controllo stabile al decimo di grado per tutto l’ammostamento, indipendentemente dalla configurazione di mash. Durante la rampa per arrivare a mash out bypasso sempre il PID per guadagnare una decina di minuti: anche il MAN/AUTO si è rivelato molto utile.

Cosa fa quindi il mio quadro? Mi gestisce ammostamento e rampe, fa funzionare la pompa (ne potrei gestire anche un’altra) e mi è utile come indicatore di temperatura in fase di riscaldamento e raffreddamento, anche contemporaneamente, ora che ho tre sonde con relativi PID.

Che cosa serve

Alcuni elementi li avevo già in casa, altri me li sono procurati tramite amici elettricisti, solamente per certi sono andato in un negozio specializzato.

Perciò non me ne vogliate se nella lista della spesa ho scordato qualcosa.

Oltre a PID e sonde serve:

  • 1 quadro, all’incirca di 380x300x160 (la scatola);
  • 3 calotte stagne a 2 posti (le uscite);
  • 3 prese Schuko 16A (sempre le uscite);
  • 4 pressacavi di dimensioni idonee (3 per le uscite delle sonde +1 per l’alimentazione);
  • 4 ghiere di dimensioni idonee (per i pressacavi);
  • 1 spina a 2 poli con tanto di messa a terra (per collegare il quadro alla rete elettrica);
  • 1 interruttore bipolare adatto a fungere da generale;
  • 1 adatto alla funzione di MAN/AUTO;
  • 1 spia rossa da 220V (per la resistenza);
  • 2 interruttori da 220V bipolari luminosi (per le pompe);
  • 3 interruttori (luminosi fa più figo) da 220V (l’accensione dei PID);
  • 3 interruttori unipolari neri e anti-estetici (per collegare i 3 PID al relè);
  • 1 SSR per dissipare il calore (per i PID);
  • Un dissipatore di calore (per il relè)
  • 1 morsettiera (per fare ordine);
  • Cavi;
  • Staffe per appendere il tutto;
  • Varie ed eventuali.

Siccome non sono un fenomeno con gli aggeggini elettrici chiunque voglia realizzare uno strumento molto simile al mio, oltre all’elenco di cui sopra, dovrà accontentarsi di un paio di foto all’interno del quadro, delle spiegazioni di cui sopra, degli schemi dei PID reperibili presso chi ve li vende e di tanta simpatia e amore da parte mia.

Rimanendo a disposizione per qualsiasi cosa, vi saluto lasciandovi una manciata di foto.

 

Iacopo Zannoni

Da sempre bevitore di birra, scopre quasi per gioco il mondo dell'homebrewing e ne rimane incantato. Paranoico, attivo e molto noioso, nella vita è attualmente un laureato in lettere con velleità editoriali. Nel tempo libero cerca di spacciarsi come macellaio.

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