Mantenere un impianto di spillatura: livello 1

Molti pensano ad un impianto di spillatura come una soluzione a molti problemi, in primo luogo quelli di tempo: sanificare un fusto non è la stessa cosa che sanificare cinquanta bottiglie e poi riempirle. Ciò a cui tuttavia spesso non si pensa in un primo momento è la manutenzione, nonché la pulizia, dell’impianto stesso. Non la mescita, né lo spostamento di litri e litri di birra, né tantomeno la preparazione del bicchiere… ma la pulizia e la sanificazione! Con le bottiglie è facile: un paio di risciacqui, scolo fino a completa asciugatura e poi le riponiamo fino al successivo imbottigliamento.

La corretta manutenzione di un impianto di spillatura è la prima regola per un servizio accettabile ed è ciò che fa la differenza tra una birra buona e una birra ottima. Non ha senso a mio avviso produrre birre eccellenti per poi rovinarle alla mescita. Non scordiamoci mai che la nostra amata bionda può essere una manna dal cielo per ogni amenità di microorganismi presenti a questo mondo, i quali hanno la brutta abitudine di rovinare qualsiasi profilo organolettico. Molto bastardi, questi batteri.

Le prime ovvietà

Sembrerà banale, ma sarebbe preferibile non far passare birre infette dai nostri spillatori casalinghi. Con un battere di quelli tosti (come lo sono la maggior parte di quelli che riescono a farcela in barba alle nostre continue sanificazioni) tutto si rende più difficile. Non scordiamoci che per arrivare al bicchiere si deve passare attraverso tubi, innesti, attacchi, rubinetti e tutte queste parti hanno uno o più punti deboli. Vi garantisco che il maledetto ospite abusivo avrà tutta l’intenzione di sistemarsi lì e starci comodo comodo senza pagarvi nemmeno l’affitto, per giunta. Capita che ci sia quella produzione che faccia emergere l’acido o il cuoio dopo tre mesi, ma almeno cercate di prevenire con le birre che lasciano pochi dubbi fin dal fermentatore.

Sto dunque consigliando di gettare tutto? Ovvio che no! Se riuscite a bere e poi tanto schifo non vi fa, potete sempre munirvi di un rubinetto volante e far passare il tutto da lì. Al limite, gettare un pezzo di tubo e un rubinetto in plastica da un paio di euro non peserà molto sulle vostre tasche. Per il fusto invece… beh, lì è un altro paio di maniche.

Sempre sulla linea birre infette, si collocano quelle fatte di proposito. Un buon lambic, una brett IPA o, che so io, una spontanea alla frutta sono i classici esempi. Per quanto sia raro a livello casalingo consumare questi prodotti in fusto, può sempre capitare. In tal caso è d’obbligo munirsi del suddetto rubinetto volante o, al limite, separare le linee.

Nell’ottica di possibili problemi avere due linee distinte, come abbiamo detto sopra, è sicuramente un vantaggio. Se qualcosa dovesse andare storto e ci dovessimo accorgere troppo tardi che una produzione passata da una parte è infetta, possiamo spillare le altre birre da quella “sana” e accanirci a furia di prodotti sull’altra.

Non lasciare la birra troppo a lungo ferma è un’altra accortezza. Non vi sto dicendo di far funzionare il vostro spillatore h24, 7/7, ma semplicemente che se non prevedete di mescere altra birra nel prossimo futuro potreste sempre fare una passata di acqua e detergente con un blando effetto sanitizzante prima di riporre il tutto. Male non fa.

Rubinetto volante

La parte tecnica

In un secondo tempo, assimilate le regole del buonsenso di cui sopra, ci dovremmo preoccupare di ciò che andremo a mettere lungo la nostra linea. Il principio cardine è uno: the less, the better. FOB, rubinetti-raccordo John Guest intermedi, altri raccordi, sdoppiatori, innesti, attacchi rapidi, interruzioni di linea sono tutti attrezzi senza dubbio sboroni quanto pratici, ma hanno più punti critici. In questi casi dovremmo prestare molta più attenzione alla pulizia: smontare e spazzolare con appositi scovolini le varie parti per poi rimontare il tutto. In linea generale, come consiglio, tenetevi lontani da tutte queste cose, per quanto comode.

Altro punto dolente sono le estremità dei tubi di spillatura le quali, con l’uso di appositi raccordi tipo John Guest, col tempo si andranno a rovinare. Ciò perché questi ultimi possiedono parti metalliche che fanno presa direttamente sulla plastica, creando superfici (esterne perlopiù) sulle quali depositi di prodotto e batteri si possono facilmente annidare. Il consiglio semplice ed intuitivo è quello di abbondare nel calcolare la lunghezza dei tubi e, di tanto in tanto, tagliare le estremità compromesse con un taglierino o un apposito taglia-tubi. Non tutte ogni giorno, ovviamente, solo quelle più rovinate perché soggette a continui interventi esterni.

Last but not least: i rubinetti, ai quali ho già accennato. Ce ne sono alcuni che meglio si prestano all’utilizzo casalingo. Tralasciando funzioni come sparkler, compensatore e via discorrendo, parleremo di praticità. Alcuni tipi sono più propensi di altri ad avere zone morte. Tralasciando la difficoltà dei prodotti di pulizia nell’arrivare in tali punti, pensiamo solamente al fatto che la birra potrebbe fermarsi lì e rimanerci a lungo con depositi, sedimenti e conseguenti batteri annessi. I due tipi che consiglio sono i celtic o i ventless, questi ultimi perlopiù utilizzati oltreoceano.

rubinetti americani: vented e ventless

Le buone norme

Innanzitutto sarebbe opportuno sanificare innesti ed attacchi prima di avviare l’impianto. Poi, in caso dovessimo aprire un fusto nuovo, gettare il primo mezzo bicchiere di cervogia spillata. Ciò per una faccenda di schiuma e per evitare di bere acqua o prodotti che prima riempivano la linea, la quale conterrà così solo birra.

Fatto ciò, la cura con la quale andremo a pulire il becco del rubinetto una volta finito di spillare, prima di andarcene, è di fondamentale importanza. A tal proposito esistono scovolini più che economici e appositi tappi, a volte uniti assieme.

Se dovessimo passare nella stessa giornata da un fusto all’altro non occorre a tutti i costi sanificare, ma fare un giro a vuoto di acqua sì. Ciò aiuta a pulire un minimo ed eliminare tracce della birra precedente.

Come già detto (ma ci tengo a ribadirlo) non è consigliabile lasciare la cervogia ferma nei tubi per più di una settimana. Se prevedete di non utilizzare lo spillatore per un po’ o, al contrario, vi capita di avere due minuti quando questo (in barba a quanto speravate) è fermo da parecchio con la birra dentro, sarebbe opportuno sciacquare, detergere e poi sciacquare nuovamente. Tre giri in totale, nulla di preoccupante.

A tal proposito è sempre bello avere un fusto di riserva da dedicare unicamente ai prodotti o all’acqua per la pulizia. Un colpo di CO2, un collegamento al volo tramite innesto ed il gioco è fatto. Quale fusto tra i tanti tipi? Decidete voi.

Inoltre, temete come la peste di portarvi dietro troppo luppolo dal fermentatore perché esso ha la fastidiosa tendenza a rimanere bloccato nello spillatore per l’eternità, oltre al rischio sempre presente che alla lunga intasi qualche punto critico, rendendoci impossibile di fatto il servizio.

Infine la pulizia

Qualsiasi prodotto che usiamo per sanificare attrezzatura di produzione e fermentatori è più che adatto allo scopo. Fate solamente attenzione per quelli a base di coloro, perché una o più parti del vostro spillatore (se non altro i rubinetti) sono in acciaio.

Una volta terminato un fusto sono solito far passare un detergente (anche semplice detersivo per i piatti), sciacquare e poi sanificare. Ancora una volta raccomando attenzione al becco del rubinetto e a vari elementi intermedi come connettori, innesti, FOB e via discorrendo.

Per non far rimanere tali prodotti a lungo nelle mie linee utilizzo alla fine acqua (preferibilmente bollita e raffreddata). Ne faccio scorrere un po’ e poi interrompo il flusso, avendo cura di non lasciare aria all’interno delle linee.

Di preferenza se avete lasciato i vostri spillatori a lungo fermi potreste anche fare un giro blando di sanificante prima di far passare la birra.

Questo è tutto. Semplice ma parecchio noioso, specie dopo una serata tra amici. So che è un martirio, ma è necessario. Col passare del tempo imparerete ad accorciare i tempi e ad avere le giuste accortezze e il salvifico buonsenso. Nel dubbio è sempre meglio abbondare.

Per una parte un po’ più tecnica, sulla manutenzione straordinaria, mi riservo un prossimo articolo.

 

Iacopo Zannoni

Da sempre bevitore di birra, scopre quasi per gioco il mondo dell'homebrewing e ne rimane incantato. Paranoico, attivo e molto noioso, nella vita è attualmente un laureato in lettere con velleità editoriali. Nel tempo libero cerca di spacciarsi come macellaio.

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