Weber Master Touch 57, la recensione

Forse per deformazione professionale, forse perché mi è sempre piaciuto cuocere con sistemi che esulino dai classici fornelli e forni da cucina, in casa è entrato un barbecue. Avete presente quei simpatici attrezzi che nell’immaginario collettivo americano sono simbolo di tempo libero, nel piccolo giardino con piscina della tipica casetta statunitense? Quei barbecue neri, che ricordano vagamente una palla ed emettono fumo dalla cima? Ecco.

Fin da molto giovane sono stato l’addetto alla griglia durante le grigliate, quel fumo nero, quell’odore penetrante non mi ha mai dato fastidio… anzi, mi piaceva proprio, perché voleva dire cuocere. Da molto tempo avevo adocchiato sistemi di cottura come i barbecue e finalmente, dopo aver chiesto consigli ad amici ed essermi informato a dovere su internet, ne ho acquistato uno.

La scelta è ricaduta su un Weber che, diciamocelo, è un marchio che va di moda. Il modello è il Master Touch 57 GBS. Dopo mesi di utilizzo mi è stato chiesto un parere in merito, perciò colgo l’occasione per parlare un po’ di questo giocattolino.

Che cos’è, cosa ci faccio

Innanzitutto è necessario fare un distinguo. Cuocere su griglia (gas o carbone poco importa) è diverso da cuocere al barbecue. Quest’ultimo è infatti dotato di un coperchio, mentre la griglia non lo è. Ciò permette di trasformare il dispositivo in uno strumento simile ad un forno, dove si ha un elemento riscaldante (carbone) che crea una camera a temperatura controllata, nel nostro caso tramite due bocchette di aerazione: una superiore (di scarico) ed una inferiore (di carico).

Ventole di scarico
Ventole carico
Ventole di carico

Agendo sulla quantità di combustibile e sull’ossigeno immesso tramite le prese inferiori si riesce a regolare la temperatura. Le superiori servono più che altro ad espellere gas derivati dalla combustione e sostanze potenzialmente dannose per la salute.

Perciò se siete tra amici e cuocete su una griglia senza coperchio pezzi di carne di dimensioni relativamente piccole per tempi relativamente brevi state grigliando, non state facendo un barbecue. Quest’ultimo viene infatti usato principalmente nella cucina outdoor per un motivo particolare: affumicare le pietanze, solitamente di grande pezzatura. Per cotture lunghe, mancando l’affumicatura, personalmente non vedo il vantaggio di preferire, potendo scegliere, questo sistema ad un buon forno ventilato che mantenga ben stabile la temperatura. Perciò l’utilizzo che ne faccio è quasi esclusivamente per cuocere cibo che prevede anche affumicatura, dunque piatti tipici della cucina americana. Diversamente utilizzo per praticità il forno della cucina della rosticceria (mantiene stabilità con un delta massimo di un grado).

bbq coi suoi moti di calore
Il percorso dell’aria all’interno del Barbecue

Conviene acquistarlo?

Se lo utilizzate una volta all’anno e poi ve lo scordate in garage o al peggio in cantina, la risposta è no. Se avete poco spazio e non siete dei fanatici della cucina la risposta è no. Diversamente conviene acquistarlo. Ricordate che strumenti simili hanno un buon controllo della temperatura derivata dal materiale di costruzione e della perfetta chiusura e posizionamento delle bocchette di aerazione, dunque la scelta del dispositivo dovrebbe tenere in conto di questi due fattori indispensabili. Preparare il barbecue, controllarlo, pulirlo (insieme alla sua griglia, non vorrete fare gli “zozzoni”, no?) e poi riporlo sono operazioni che richiedono più tempo e cura di un banale forno. Se cucinate raramente per comitive più grandi della coppia più eventuale prole, dovete essere veramente appassionati al barbecue, oppure avere la voglia di faticare, di tanto in tanto.

Detto questo posso affermare senza ombra di dubbio che l’utilità di tali strumenti viene fuori anche qualora si vogliano utilizzare come griglie per cuocere, ad esempio, la classica salsiccia e l’immancabile pancetta: cambia solamente l’impostazione.

Si differenziano infatti due tipi di cottura: diretta ed indiretta. Nella prima il pezzo da cucinare viene posizionato sopra la brace e richiede tempi di cottura solitamente più brevi, nella seconda (possibile quasi esclusivamente con coperchio) la brace va da una parte, la carne dall’altra e richiede solitamente tempi più lunghi. Con un barbecue potete cucinare in tutti e due i modi senza problemi mentre con gli smokers o pit (altri pilastri della cucina outdoor americana) potrete fare agevolmente solo indiretta. Gli smokers vengono utilizzati prevalentemente per affumicare a causa della loro comodità di rabbocco e mantenimento della temperatura, solitamente in cotture a bassissima temperatura di pezzi molto grandi che richiedono tempistiche molto elevate (persino un giorno o più). Se non possedete un barbecue cosa vi consiglio? Di cominciare col kettle (il barbecue tradizionale) e poi, eventualmente, comprarvi uno smoker. Questo perché avrete uno strumento più versatile che costa circa la metà dell’altro.

Uno smoker, verticale

Le componenti

Oltre alle già citate ventole, il dispositivo si caratterizza per poche componenti aggiuntive, tutte perfettamente funzionali e pratiche. Immediatamente sopra alle vents in troviamo la griglia per posizionare il carbone, a maglie troppo larghe per la carbonella ma perfette per le bricchette di carbone compresso, simili a quelle che vende la casa produttrice. In caso volessimo utilizzare carbone o griglia consiglio i necessari separatori di carboni, che nel modello GBS vengono inclusi. Purtroppo la griglia inferiore non è in a prova di ruggine, dunque fate attenzione al lavaggio, specie se il dispositivo è nuovo (io ho fatto un lavaggio per togliere il prodotto di confezionamento e ho avuto la spiacevole sorpresa).

Sopra la griglia del carbone si trova quella di cottura di ottima fattura, in questo modello studiata appositamente per i rabbocchi di carbone e con uno spazio al centro rimovibile per i vari gadget, tra cui una griglia in ghisa ottima per rosolare). C’è chi non la pulisce mai, c’è chi come me lo fa dopo ogni utilizzo, in ogni caso a griglia ancora calda sarebbe bene utilizzare una spazzola per griglie al fine di togliere il più delle incrostazioni. Se affumicate noterete che ad essa si attacca una patina facilmente rimovibile.

La patina gialla della griglia è dovuta all’affumicatura. Foto dopo una cottura.

Sul coperchio di misura si trova un termometro analogico a doppia scala, da posizionare lato carne (e non brace) per cotture indirette, al fine di avere una lettura più veritiera. A tal proposito, è bene notare che in certi casi si può avere una differenza anche di venti gradi tra temperatura sul coperchio e griglia di cottura, più sotto. Molti per questo trovano utile cucinare posizionando un termometro digitale a sonda sulla griglia, retto da appositi supporti o da una patata.

Portacoperchio e sistema di pulizia detto onetouch: contribuiscono a rendere il modello uno tra i migliori per la sua fascia di prezzo. Molto comodo l’ultimo in quanto non sporca e fa che la cenere sia facilmente rimovibile.

Sistema di pulizia “one touch” con cenere facilmente rimovibile. Nessuna sporcizia.

Preparazione

Se siete abituati con la griglia tradizionale, dovrete usare qualche accortezza nel lavorare con strumenti simili. Mentre con la prima è infatti possibile accendere un fuoco al suo interno per poter creare carbone o far partire la carbonella, con il nostro Weber dovremo agire diversamente. La garanzia di dieci anni fornita dalla casa infatti perde di validità qualora dovessimo rovinare la smaltatura interna. Questa è progettata per resistere ad alte temperature che purtroppo la fiamma di un fuoco a legna supera di gran lunga. È per questo che esistono le apposite ciminiere di accensione le quali, oltre a semplificare e accorciare notevolmente i tempi di accensione, possono essere posizionate direttamente sopra la griglia inferiore, con le braci al suo interno.

Ciminiera di accensione che favorisce il corretto passaggio dell’aria

Restando in casa Weber troviamo due modelli di ciminiere, uno più grande che viaggia intorno ai trenta euro ed uno piccolo, sui quindici. I costi sono certamente spropositati, l’ideale sarebbe trovare soluzioni alternative. Io, per poca voglia dopo aver girato in cerca di meglio, ho comprato il modello grande. Mi ci trovo benissimo, tranne nei casi in cui devo cuocere a temperature molto basse (90-120°C). In quelle situazioni ci vuole più innesco essendo la ciminiera troppo grande per le dodici/tredici bricchette accese necessarie a far partire il tutto. Una soluzione potrebbe essere acquistare anche il modello più piccolo o costruirsi un apposito supporto estraibile da posizionare sulla ciminiera che renda impilabili anche così poche bricchette, massimizzando l’efficacia della ciminiera, oppure capovolgere la stessa e accendere il combustibile posizionandolo nella parte conica cava.

Soluzione per l’accensione di poche bricchette eseguita da Luca.

Per cotture di un giorno preparo la sera prima (o il pomeriggio, a seconda dei casi) il dispositivo: prendo la quantità necessaria di legno da affumicatura, verifico di avere abbastanza combustibile e poi preparo lo snake in modo da non dover rabboccare, metto le bricchette nelle ciminiera e l’innesto sotto di essa, tengo a portata di mano spazzola, vaschetta per raccogliere i succhi e contenere eventuale acqua, pinze per carne e carbone. Così facendo la mattina (o la notte) quando mi alzo (sempre troppo tardi) devo solamente accendere la ciminiera, togliere la carne dal frigorifero ed attendere.

Mantenimento della temperatura

Dopo le prime volte, si impara ad autoregolarsi in base al proprio strumento, che è differente ad altri del suo genere, anche dello stesso modello. In linea di massima io mi tengo sempre sul sicuro, eccedendo e sovrastimando con le dosi. Se d’inverno, dai zero ai cinque gradi esterni utilizzo quattordici bricchette Weber (che compro al negozio sotto casa) mentre ne servirebbero dodici, d’estate, allo stesso modo, mi tengo sopra di due bricchette; mal che vada chiudo un po’ la ventola inferiore. Quando fuori non fa troppo freddo calcolo che, circa, ogni bricchetta aumenta di dieci gradi la temperatura. Per la lunghezza dello snake mi tengo sempre abbondante, se rimane lo utilizzo per la volta dopo, basta chiudere tutte e due le bocchette a fine cottura e le braci si spengono. Ciò che caratterizza questo dispositivo infatti è la perfetta calibratura dei condotti di areazione che consente anche una totale chiusura degli stessi. Se ho intenzione di cuocere a 150°C posizione due file inferiori e due superiori, tenendo entrambe le ventole chiuse per metà, mentre a 110°C posiziono un’unica fila inferiore su cui poggia un’altra superiore e a lato metto in piedi un’altra fila di combustibile.

Grilling

Finora mi sono limitato a descrivere le soluzioni in caso di cotture lunghe. Che dire invece di quelle brevi? Il kettle della weber è perfetto anche qualora desiderassimo fare grigliate con gli amici, posizionando il cibo sulla griglia direttamente sopra le braci. Il vantaggio che si ha rispetto ad una griglia aperta è il coperchio che permette la totale assenza di fiamme nel caso il grasso dovesse colare sopra al carbone. Questo perché la fiammata è scongiurata dalla scarsa presenza di ossigeno all’interno della camera. Affinché si generino fiamme è infatti necessaria la presenza di combustibile, temperatura elevata e abbondanza di ossigeno. Venendo meno quest’ultimo, nonostante la temperatura rimanga molto elevata, possiamo grigliare sereni. Chiariamo tuttavia una cosa: chi è un vero griller sa benissimo come evitare le fiamme (che hanno tra le altre cose effetto cancerogeno) anche senza coperchio.

C’è chi usa le stesse bricchette che si usano per le cotture lunghe, tuttavia esse tendono a sprigionare meno potenza di fiamma e dunque non le trovo molto appropriate allo scopo. Per questo motivo utilizzo carbone (o carbonella quando costretto). Essendo tuttavia la griglia inferiore per il carbone molto rada utilizzo (come già accennato) sempre gli appositi cesti separa-carbone che sono usciti di serie col mio modello e prediligo sempre carbone a pezzi grossi, onde evitare che questo cada nel raccogli-cenere prima di aver assolto al suo compito.

Tiriamo le somme

Facilmente trasportabile, pulibile, affidabile e molto comodo per entrambi i tipi di cottura a carbone. Con questo strumento non si torna più indietro, per un semplice motivo: la comodità. Le prime volte saranno di rodaggio, nonostante sia molto intuitivo cucinare con questo dispositivo e si impari facilmente. Se decideste di acquistarlo vi consiglio di non invitare ospiti a cena per le prime accensioni ma di lasciar passare un po’ di cenere. Certamente non è uno strumento economico ma, paragonato ad altri attrezzi, ha un ottimo rapporto qualità-prezzo. A mio modesto parere, questo è uno strumento che accontenta tutti e fa il suo lavoro. Se poi ci vogliamo lanciare in tipi di cottura particolari ci sono certamente soluzioni più adatte ad ogni caso specifico ma almeno questo può essere utilizzato più spesso proprio perché versatile.

Iacopo Zannoni

Da sempre bevitore di birra, scopre quasi per gioco il mondo dell'homebrewing e ne rimane incantato. Paranoico, attivo e molto noioso, nella vita è attualmente un laureato in lettere con velleità editoriali. Nel tempo libero cerca di spacciarsi come macellaio.

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